Il fiume della vita – Venecia – 2003 –


Oltre le sabbie

Questi dipinti parlano di un luogo oltre le sabbie. Si tratta di un omaggio ad un paese nella fascia del Sahel, terra di incontro e di tolleranza tra le varie etnie che lo popolano e vi convivono in armonia con il Fiume della Vita, il Fiume Niger.

A Mali, nonostante la difficile esistenza dei propri abitanti, si riesce a percepire una realtà che trascende tutto ciò che è materiale e che ci giunge sottoforma di sensazioni di Pace, di Fraternità.

Nel deserto regna il silenzio; lo sguardo si perde nei suoi immensi orizzonti e si sofferma II dove risplende il grande fiume, dove le pinacce a vela solcano le acque, dove i piccoli borghi di mattoni si risvegliano ogni giorno come se fosse il primo della storia dell’Uomo, mentre le donne, lungo le rive, raccolgono l’acqua del fiume e lavano i propri attrezzi. Le figure non sono altro che un’apparizione nella Bellezza dell’ambiente, nell’indugiare del tempo. Non so in quale secolo ci troviamo. Effettuo un paragone con la nostra fretta di occidentali, il nostro vuoto, e volgo lo sguardo in direzione di quelle meravigliose donne che sono l’anima dell’Africa e che camminano piano, sempre impegnate, con i loro bambini sulle spalle. Parlerei dell’umanità di queste terre, della loro ospitalità, dei saluti belli e lunghi, dei musicisti, del rispetto per il passato, della malinconia e della loro speranza. Quella terra invita alla riflessione; è un richiamo al ritorno alle proprie radici, al proprio focolare, alla semplicità. L’Eternità si percepisce nella quotidianità.

Quando sono nel mio studio, nella città in cui mi trovo a vivere, nonostante il mio spirito nomade, – forse per fungere ancor meglio da ponte tra culture -, immagino di sorvolare il Sahara e di atterrare vicino al fiume che mi ispira. Allora, a volte, le immagini prendono forma sulla tela e si plasmano tra nuvole di luce e sabbia su di una duna, sulle sponde del fiume, in un mercatino, in un volto stanco, ma sereno. È proprio in quel momento, con il vibrare dell’invisibile, che avverto la presenza di una fonte di Bellezza che ci ispira. Per me dipingere significa camminare lungo un sentiero sacro, in una ricerca spirituale.

In ogni modo, i quadri costituiscono la porta di accesso ad un tempio di luce, ispirato da un luogo più puro, estraneo alla nostra civiltà. Mali riflette ancora l’origine del mondo e i paesaggi già dimenticati del Libro dei Tempi e, quella realtà, coincidono con la percezione che avverto del potere dell’Arte, quale mezzo di unione tra culture e di rottura delle frontiere; è una visione idilliaca dove l’Umanità è chiamata a superare i tempi della discordia e ad imparare a vivere in Pace ed in Armonia, inondati dalla luce del grande Fiume della Vita.

Irene Lopez de Castro

En memoria de mi hermano Fernando

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