Estetica della vita/Estetica della forma: la pittura di Irene Lopez De Castro.

L’idea che l’esperienza estetica comporti un’accelerazione e un’intensificazione della vita, un accrescimento esponenziale delle energie vitali sembra pervadere la pittura di Irene Lopez De Castro. Se la parola “vita” indica qualcosa che va oltre il mero fatto biologico, è perché essa contiene al suo interno il raggiungimento di un fine, il quale consente di guardare agli eventi particolari in relazione con qualcosa di più generale ed universale. La pittura della Lopez De Castro si interroga sul significato della vita quando ci chiediamo appunto se la storia di un soggetto(sia questo un singolo essere umano oppure un popolo, oppure l’intera umanità) abbia un senso, è appunto perché riflettiamo sulla possibilità di collegare le sue vicende ad una finalità rispetto alla quale esse risultino come apprezzabili. E’proprio questa domanda di carattere essenzialmente teleologico che conferisce alla nozione di vita un carattere effervescente e provocatorio. Vengono ribaltati infatti orientamenti meccanicisti e fisicalistici della scienza moderna che da tempo ha escluso il finalismo dalla conoscenza della natura. Sono le nozioni di esistenza e di situazione a giocare un ruolo fondamentale nella definizione della vita: la prima appunto distingue nettamente la vita umana, caratterizzata dall’autoriflessione e dal rapporto con il trascendente, dalle altre forme di vita; la seconda definisce il rapporto tra l’uomo e il mondo condizionando e fondando la sua possibilità. Irene Lopez De Castro sembra renderci evidente l’intimità della vita, ma in realtà si pone in un territorio che sta ai confini del mondo reale: la sua arte derealizza la realtà sostituendola con la sua trasposizione sentimentale. La sua Estetica della vita non si contrappone con l’Estetica della forma ma al contrario sembrano interconnettersi: la sua spinta fondamentale verso l’arte non sembra nascere dall’impulso di interpretare la natura, ma da una gara serrata con essa: l’artista sembra scorgere nella natura la caducità, la casualità, l’imperfezione e sembra voler rileggerla e trasfigurarla in qualcosa di eterno, di perfetto e inalterabile. Forma e vita diventano dunque propedeutiche ad una conoscenza del sensibile. Naturalmente non possiamo poi ignorare il momento storico e geopolitico assai complesso nel quale viene a cadere questa mostra. Vorrei superare in questa sede la retorica buonista che spesso ha nascosto affari e sfruttamento dei migranti per andare al cuore del problema che questo viaggio tra Europa e Africa, tra nord e sud ci sta prepotentemente mettendo in luce. Riflettiamo per un attimo su un continente neo-colonizzato e depredato delle sue risorse che viene utilizzato come riserva per manodopera a buon mercato. Non riusciamo a leggerlo purtroppo fuori da questi schemi di povertà e di minaccia demografica. L’arte di Irene Lopez De Castro ce lo restituisce in una cornice di visionaria bellezza, di gesti sublimi quotidiani in un’atmosfera onirica quasi sospesa portatrice di antiche civiltà, saghe e leggende che resistono inalterate alla devastante pressione della modernità.

Luigi Amato Docente di Estetica Accademia di Belle Arti di palermo